Italien: auch AnwältInnen durchsucht
Wie erst gestern (21.02.02) bekannt wurde, haben die Polizei- Spezialeinheiten (Carabinieri) auch das Büro der Vereinigung der demokratischen JuristInnen (Associazione Giuristi Democratici) in Bologna durchsucht. Dies geschah am Mittwochnachmittag im Rahmen der Durchsuchungen gegen indymedia Italien. Die AnwältInnen-Vereinigung aus Bologna hatte im Sommer beim G8-Gipfel in Genua geholfen, ein Dossier über Polizeibrutalität und Verletzung von Menschenrechten zu erstellen, das dem Europäischen Parlament und verschiedenen Menschenrechtsorganisationen wie amnesty international überreicht wurde.
Ein massives Polizeiaufgebot durchsuchte den Hauptsitz der AnwältInnen-Vereinigung nach Audio- und Videomaterial. Die AnwältInnen waren zur Demonstrationsbeobachtung im Juli 2001 in Genua. Die Polizei nahm jedoch kein Material mit. In einer Pressekonferenz am 21.2. fragten sich die AnwältInnen, warum das Gericht in Genua das Mittel einer polizeilichen Durchsuchung gewählt habe und nicht direkt die AnwältInnen nach dem Material gefragt habe.
Als Reaktion auf die Razzia gegen indymedia Italien wurden Hunderte von Solidaritätserklärungen und Aktionsankündigungen an indymedia Italien gesandt, z.B. auch von indymedia Seattle.
Solidaritätserklärung von indymedia Seattle:
http://italia.indymedia.org/front.php3?article_id=39112&group=webcast
Bericht von der Durchsuchung der AnwältInnen-Vereinigung:
http://italy.indymedia.org/front.php3?article_id=39152&group=webcast
Agenturmeldung:
http://italia.indymedia.org/front.php3?article_id=39137&group=webcast
italienische Zeitungen:
La Repubblica zu den Durchsuchungen gegen indymedia:
http://www.repubblica.it/online/politica/scajola/perquisizioni/perquisizioni.html
Il Manifesto über die Durchsuchung bei den AnwältInnen:
G8, nel mirino anche gli avvocati
Bologna, carabinieri nella sede dell'associazione giuristi democratici
SARA MENAFRA - BOLOGNA
Si allunga la lista dei mandati di perquisizione e sequestro da parte della procura di Genova. Mercoledí pomeriggio, alcune ore dopo i sequestri in quattro sedi di Indymedia in tutta Italia, i carabinieri del Ros si sono presentati anche alla sede dell'associazione giuristi democratici di Bologna. Il motivo anche in questo caso era sequestrare il materiale foto e video sui fatti di Genova raccolto dall'Independent media center. Nei giorni immediatamente seguenti alle manifestazioni genovesi, infatti, l'associazione di avvocati aveva dato pubblicamente disponibilità a raccogliere il materiale per poi consegnarlo all'archivio centrale di Indymedia presso il centro sociale Tpo. Da qui (l'annuncio era stato pubblicato anche sul sito internet) il mandato di perquisizione e sequestro firmato dal procuratore aggiunto del tribunale genovese Gianfranco Pellegrino. "Tutto il materiale che avevamo raccolto è stato consegnato a Indymedia", ha dichiarato ai carabinieri del Ros l'avvocato Desi Bruno, che ospita presso il suo studio legale la sede dell'associazione giuristi democratici. Quindi ha invitato i militari a entrare e controllare loro stessi. Presi in contropiede, i carabinieri hanno deciso di non eseguire la perquisizione, limitandosi a visitare lo studio legale. Anche se la perquisizione non si è sia svolta gli avvocati dell'associazione hanno condannato l'iniziativa del pm come un grave atto intimidatorio: "Siamo in contatto con la procura di Genova da prima delle manifestazioni del G8 - hanno spiegato gli avvocati durante la conferenza stampa di ieri - e alcuni di noi seguono dei procedimenti penali relativi agli episodi di violenza di quei giorni. C'è sempre stato un clima di collaborazione reciproca. Perché arrivare a un mandato di perquisizione e sequestro quando basterebbe una semplice richiesta?" Altrettanto duro il commento del presidente della camera penale di Bologna Roberto D'Errico, che ha espresso solidarietà a tutta l'associazione e all'avvocato Bruno: "Condivido la scelta dell'avvocato che ha preferito dimostrare la trasparenza assoluta del proprio operato anche se il codice di procedura penale le consentiva di rifiutarsi. Ma l'atto della procura genovese rimane una grave intimidazione". Ieri mattina intanto l'associazione giuristi democratici ha inviato una lettera molto dura alla procura genovese e la prossima settimana alcuni avvocati incontreranno il procuratore capo di Genova per chiedere spiegazioni.
Innenminister Scajola hat den Schießbefehl wieder dementiert, es sei nur darum gegangen mit jedem Mittel zu verhindern daß die rote Zone gestürmt wird. Ggleichzeitig hat Scajola ein Märchen erzählt: die ausländischen Geheimdienste hätten ihm mitgeteilt, daß TerroristInnen (die von Bin Laden) unter den Globalisierungsprotestierenden sein könnten.
22 Febbraio 2002, il Manifesto
GENOVA
Ordine di sparare, Scajola ritratta ma non troppo "I servizi stranieri mi dissero: terroristi tra i no global"
Chiamato a rispondere delle sue incredibili dichiarazioni sull'ordine di sparare al G8 di Genova, il ministro dell'interno Claudio Scajola ha superato sè stesso. Davanti alle commissioni affari costituzionali di camera e senato, ha prima ritrattato: "Non diedi un ordine, che non mi compete, ma ulteriori indicazioni per garantire con ogni mezzo la sicurezza della zona rossa", ha spiegato il ministro a palazzo Madama. Poi Scajola ha rilanciato, con la consueta ambiguità, l'idea di un collegamento tra il movimento no global e i terroristi di Bin Laden. Poco prima del G8 di luglio, ha detto il titolare del Viminale,. imprecisati servizi segreti stranieri avrebbero comunicato che gli uomini di Al Quaeda avrebbero potuto infiltrarsi tra i manifestanti per sfondare la zona rossa, la cittadella blindata degli otto grandi. Inutile dire che di questa nota datata 19 luglio non si è mai saputo nulla, né al comitato parlamentare di indagine sul G8, né al comitato di controllo sui servizi segreti. Si parlava di attacchi aerei, di lanci di palloncini con sangue infetto. Ma l'ipotesi che i terroristi potessero mescolarsi alle Tute bianche è una novità. Gavino Angius ha denunciato le destre per aver impedito il dibattito, appropriandosi di 75 minuti di interventi contro 25. Ds, Verdi e Rifondazione incassano il dietrofront di Scajola, ma non sono certo soddisfatti. Vittorio Agnoletto accusa: "Ancora una volta, Scajola nasconde la verità".
22 Febbraio 2002
Scajola ritratta, anzi rilancia
Il ministro: a Genova niente ordine di sparare, solo di "usare ogni mezzo". E accusa: "Terroristi infiltrati nei cortei"
ALESSANDRO MANTOVANI - ROMA
BIl ministro dell'interno Claudio Scajola è andato ieri a palazzo Madama a rispondere delle sue incredibili affermazioni sull'ordine di sparare al G8 di Genova. E davanti alle commissioni affari costituzionali di camera e senato, ne ha dette di tutti i colori. Prima Scajola ha corretto il tiro, spiegando che la sua espressione era "colloquiale e forse impropria giuridicamente". Poi, incalzato da Luciano Violante, ha ritrattato: "Non diedi l'ordine di sparare, che non mi compete, ma ulteriori indicazioni, condivise, di avere ogni possibile attenzione, con ogni mezzo, perché non succedesse qualcosa di ancora piú grave nella zona rossa". Scajola ha fustigato le "interpretazioni strumentali" delle sue parole, ha definito "intollerabile l'accusa di aver mentito al parlamento". Ma soprattutto ha rilanciato l'idea, questa sí intollerabile, di un collegamento tra il movimento antiliberista e la minaccia terrorista targata Bin Laden.
A sorpresa, a fine audizione, il titolare del Viminale ha citato "due informative di servizi stranieri, datate 13 e 19 luglio", cioè all'immediata vigilia delle torride giornate del 20 e del 21. Nella seconda nota, taciuta come la prima al comitato parlamentare d'indagine e poi al comitato di controllo sui servizi, non si parlava piú di sangue infetto, di attentati a Bush o di attacchi aerei sul palazzo ducale, bensí, ha detto Scajola, "del rischio effettivo di infiltrazioni terroristiche all'interno della manifestazione per tentare di sfondare la zona rossa". Per questo la sera del 20, dopo la morte di Giuliani, diede l'ordine, pardon l'istruzione.
Venerdí scorso, sull'aereo che lo riportava a casa dalla Spagna, Scajola aveva detto: "Durante il G8, la sera del morto, sono stato costretto a dare l'ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa. E presto, forse, qualcuno racconterà quali disposizioni avevano altri" (chi fossero gli "altri", eversori o tutori dell'ordine, non l'ha detto neanche ieri). Poi il ministro ha spiegato che non si trattava di sparare sul movimento ma di fronteggiare i terroristi. "Dopo l'11 settembre hanno capito tutti, Mubarak ci aveva avvertito. A Genova si giocava una partita seria".
Ma l'ambigua frase, mai smentita, sembrava avere un altro significato. La morte di Giuliani e il tentativo di violare la cittadella dei potenti erano palesi riferimenti ai no global, non certo a Bin Laden. Gliel'hanno fatto notare, ieri in senato, tutti i parlamentari d'opposizione intervenuti, sia pure nel pochissimo tempo a disposizione. Come denunciato a gran voce da Gavino Angius, infatti, la maggioranza poteva parlare per 75 minuti e ai gruppi d'opposizione ne restavano solo 25.
Massimo Brutti, che certo non è un estremista, ha letto nelle parole di Scajola un sinistro "avvertimento in vista delle prossime manifestazioni di piazza", nonché una "pericolosa assimilazione tra terrorismo e movimento". Graziella Mascia ha chiesto al ministro di spiegare i diciotto colpi sparati dai carabinieri il 20, cioè prima del presunto ordine, e di chiarire se il giorno seguente, sabato, ne siano stati esplosi altri: per la deputata del Prc la questione è il modello di ordine pubblico che si prefigura. Giannicola Sinisi ha ricordato che "l'ordine di sparare non lo dà il ministro, le regole le stabilisce il codice penale e spetta agli operatori di polizia valutare le situazioni". Violante, infine, ha inchiodato Scajola: "L'ordine l'ha dato o no? E se lo ha dato, con quale legittimazione?". Il ministro a quel punto si è rimangiato la frase, ma solo per rendere il quadro ancor piú torbido.
Scajola afferma di distinguere, bontà sua, tra terroristi e no global. PerÎ, ha detto nella sua relazione di ieri, "migliaia di facinorosi e di violenti, mescolati tra i manifestanti pacifici, potevano essere la copertura ideale per un atto terroristico". Il "jolly" delle "informative" misteriose è uscito solo alla fine, quando nessuno poteva replicare. Certo non ha accusato Vittorio Agnoletto o Luca Casarini di fiancheggiare Bin Laden, perÎ ha individuato la minaccia terrorista all'interno dei cortei che il 20 e il 21 luglio vennero aggrediti con violenza dalle forze dell'ordine. Agnoletto ha detto che "Scajola neanche stavolta ha detto la verità". Ma il ministro, in realtà, ha fatto di peggio.
Misteriöser Tod eines Globalisierungsprotestierenden: Der beste Freund von Carlo Giuliani könnte zu viel Tränengas (CS-Gas) bei einer Demo in Zürich eingeatmet haben:
Morte misteriosa di un no global
Edo Parodi era il migliore amico di Carlo Giuliani. Sotto accusa i lacrimogeni impiegati dalla polizia elvetica
AUGUSTO BOSCHI - GENOVA, 22 Febbraio 2002, il Manifesto
C'è un altro nome in piazza Alimonda accanto a quello di Carlo Giuliani. E' quello di Edoardo Parodi, 22 anni, il miglior amico di Carlo Giuliani morto dopo aver partecipato lo scorso due febbraio alla manifestazione contro il Forum economico mondiale di New York, a Zurigo. Una morte a prima vista inspiegabile che solleva dubbi sulle cause che l'hanno provocata: tra i possibili colpevoli ci sono i lacrimogeni del tipo Cs, che contengono ortoclorobenzalmalononitrile, una sostanza cristallina che si trasforma in gas urticante per la pelle e le mucose e che sono stati usati ampiamente anche durante il G8.
La cronaca dice che durante la manifestazione la polizia elvetica interviene contro chi contesta il Forum; è uno scenario già visto a Goteborg, Nizza, Genova, con le cariche della polizia e le strade invase da fumo acre e spesso dei lacrimogeni. Dopo la giornata di protesta Edo va a Lugano, dove si ferma a dormire a casa di un suo amico, Mattia Vassalli. All'amico confida di sentirsi particolarmente stanco e di non riuscire a respirare bene. Ed è proprio Mattia che lo trova, il mattino dopo, steso nel letto con il cuscino intriso del sangue uscito dal naso e da un orecchio. Per le autorità elvetiche la causa della morte è un probabile aneurisma, viene esclusa l'ipotesi del suicidio e tutto viene rimandato ai risultati dell'autopsia. La notizia arriva anche in Italia, dove si parla subito di morte in circostanze misteriose e di possibile overdose. Un'accusa che provoca le reazioni di Heidi Gaggio, la madre di Carlo Giuliani: "Edo non è morto per un overdose, non si era mai fatto un buco in vita sua". Heidi è convinta che la morte del ragazzo sia stata usata apposta per infangare il nome di Carlo: "Non ho mai protestato per le molte non verità che si sono dette su Carlo, protesto per le non verità che si dicono su Edo".
E infatti l'ipotesi overdose viene poi ufficialmente smentita e gli investigatori, per spiegare la morte di Edo, iniziano a parlare di un non precisato "evento traumatico". Eppure durante la manifestazione del 2 febbraio Edo non si è scontrato con la polizia e sul suo corpo non sono stati trovati segni di percosse né sulla testa né sul corpo.
Ce n'è abbastanza perché la procura di Lugano non si accontenti delle spiegazioni a metà e decida di effettuare altri accertamenti per verificare se i lacrimogeni usati dalla polizia possono essere stati la causa della morte. Accertamenti molto difficili, dal momento che il corpo del ragazzo è già stato cremato. Ma se il legame tra l'uso dei gas Cs e la morte di Edo è ancora tutto da dimostrare, la tossicità di questo tipo di lacrimogeni è nota già da tempo, come conferma il senatore dei Verdi Francesco Martone che all'argomento ha dedicato un'inchiesta pubblicata su Carta: "C'è un rapporto del Centro ricerche scientifiche del Parlamento europeo che conclude che sono possibili effetti dannosi che si manifestano sul medio e lungo periodo. In ogni caso, di casi accertati di persone che hanno subíto danni per l'esposizione al Cs se ne conoscono ancora pochi. "C'è quello di una ragazza che è stata in cura per diversi mesi", spiega Martone, "e ho saputo anche di giornalisti che dopo il G8 hanno avuto dei problemi. Per quello che riguarda Edoardo Parodi la procura di Lugano sta indagando e si parla anche della possibilità che sia stato spruzzato con il Mace, la bomboletta da autodifesa. Ma verificarlo, ora che non è piú possibile nemmeno fare l'autopsia, è molto difficile".
Kurzmeldung über die Razzia bei indymedia in der Frankfurter Rundschau:
http://www.fr-aktuell.de/fr/280/t280005.htm
junge Welt:
http://www.jungewelt.de/2002/02-22/006.php
taz:
http://www.taz.de/pt/2002/02/22/a0139.nf/text
Telepolis:
http://www.heise.de/tp/deutsch/inhalt/on/11894/1.html
Und als wäre das alles nicht genug, wurde in Italien diese Woche eine landesweite Razzia gegen "illegale" MigrantInnen durchgeführt:
http://www.nd-online.de/artikel.asp?AID=13122&IDC=2
Als Reaktion auf die Razzia gegen indymedia Italien wurden Hunderte von Solidaritätserklärungen und Aktionsankündigungen an indymedia Italien gesandt, z.B. auch von indymedia Seattle.
Solidaritätserklärung von indymedia Seattle:
http://italia.indymedia.org/front.php3?article_id=39112&group=webcast Bericht von der Durchsuchung der AnwältInnen-Vereinigung:
http://italy.indymedia.org/front.php3?article_id=39152&group=webcast Agenturmeldung:
http://italia.indymedia.org/front.php3?article_id=39137&group=webcast italienische Zeitungen:
La Repubblica zu den Durchsuchungen gegen indymedia:
http://www.repubblica.it/online/politica/scajola/perquisizioni/perquisizioni.html Il Manifesto über die Durchsuchung bei den AnwältInnen:
G8, nel mirino anche gli avvocati
Bologna, carabinieri nella sede dell'associazione giuristi democratici
SARA MENAFRA - BOLOGNA
Si allunga la lista dei mandati di perquisizione e sequestro da parte della procura di Genova. Mercoledí pomeriggio, alcune ore dopo i sequestri in quattro sedi di Indymedia in tutta Italia, i carabinieri del Ros si sono presentati anche alla sede dell'associazione giuristi democratici di Bologna. Il motivo anche in questo caso era sequestrare il materiale foto e video sui fatti di Genova raccolto dall'Independent media center. Nei giorni immediatamente seguenti alle manifestazioni genovesi, infatti, l'associazione di avvocati aveva dato pubblicamente disponibilità a raccogliere il materiale per poi consegnarlo all'archivio centrale di Indymedia presso il centro sociale Tpo. Da qui (l'annuncio era stato pubblicato anche sul sito internet) il mandato di perquisizione e sequestro firmato dal procuratore aggiunto del tribunale genovese Gianfranco Pellegrino. "Tutto il materiale che avevamo raccolto è stato consegnato a Indymedia", ha dichiarato ai carabinieri del Ros l'avvocato Desi Bruno, che ospita presso il suo studio legale la sede dell'associazione giuristi democratici. Quindi ha invitato i militari a entrare e controllare loro stessi. Presi in contropiede, i carabinieri hanno deciso di non eseguire la perquisizione, limitandosi a visitare lo studio legale. Anche se la perquisizione non si è sia svolta gli avvocati dell'associazione hanno condannato l'iniziativa del pm come un grave atto intimidatorio: "Siamo in contatto con la procura di Genova da prima delle manifestazioni del G8 - hanno spiegato gli avvocati durante la conferenza stampa di ieri - e alcuni di noi seguono dei procedimenti penali relativi agli episodi di violenza di quei giorni. C'è sempre stato un clima di collaborazione reciproca. Perché arrivare a un mandato di perquisizione e sequestro quando basterebbe una semplice richiesta?" Altrettanto duro il commento del presidente della camera penale di Bologna Roberto D'Errico, che ha espresso solidarietà a tutta l'associazione e all'avvocato Bruno: "Condivido la scelta dell'avvocato che ha preferito dimostrare la trasparenza assoluta del proprio operato anche se il codice di procedura penale le consentiva di rifiutarsi. Ma l'atto della procura genovese rimane una grave intimidazione". Ieri mattina intanto l'associazione giuristi democratici ha inviato una lettera molto dura alla procura genovese e la prossima settimana alcuni avvocati incontreranno il procuratore capo di Genova per chiedere spiegazioni.
Innenminister Scajola hat den Schießbefehl wieder dementiert, es sei nur darum gegangen mit jedem Mittel zu verhindern daß die rote Zone gestürmt wird. Ggleichzeitig hat Scajola ein Märchen erzählt: die ausländischen Geheimdienste hätten ihm mitgeteilt, daß TerroristInnen (die von Bin Laden) unter den Globalisierungsprotestierenden sein könnten.
22 Febbraio 2002, il Manifesto
GENOVA
Ordine di sparare, Scajola ritratta ma non troppo "I servizi stranieri mi dissero: terroristi tra i no global"
Chiamato a rispondere delle sue incredibili dichiarazioni sull'ordine di sparare al G8 di Genova, il ministro dell'interno Claudio Scajola ha superato sè stesso. Davanti alle commissioni affari costituzionali di camera e senato, ha prima ritrattato: "Non diedi un ordine, che non mi compete, ma ulteriori indicazioni per garantire con ogni mezzo la sicurezza della zona rossa", ha spiegato il ministro a palazzo Madama. Poi Scajola ha rilanciato, con la consueta ambiguità, l'idea di un collegamento tra il movimento no global e i terroristi di Bin Laden. Poco prima del G8 di luglio, ha detto il titolare del Viminale,. imprecisati servizi segreti stranieri avrebbero comunicato che gli uomini di Al Quaeda avrebbero potuto infiltrarsi tra i manifestanti per sfondare la zona rossa, la cittadella blindata degli otto grandi. Inutile dire che di questa nota datata 19 luglio non si è mai saputo nulla, né al comitato parlamentare di indagine sul G8, né al comitato di controllo sui servizi segreti. Si parlava di attacchi aerei, di lanci di palloncini con sangue infetto. Ma l'ipotesi che i terroristi potessero mescolarsi alle Tute bianche è una novità. Gavino Angius ha denunciato le destre per aver impedito il dibattito, appropriandosi di 75 minuti di interventi contro 25. Ds, Verdi e Rifondazione incassano il dietrofront di Scajola, ma non sono certo soddisfatti. Vittorio Agnoletto accusa: "Ancora una volta, Scajola nasconde la verità".
22 Febbraio 2002
Scajola ritratta, anzi rilancia
Il ministro: a Genova niente ordine di sparare, solo di "usare ogni mezzo". E accusa: "Terroristi infiltrati nei cortei"
ALESSANDRO MANTOVANI - ROMA
BIl ministro dell'interno Claudio Scajola è andato ieri a palazzo Madama a rispondere delle sue incredibili affermazioni sull'ordine di sparare al G8 di Genova. E davanti alle commissioni affari costituzionali di camera e senato, ne ha dette di tutti i colori. Prima Scajola ha corretto il tiro, spiegando che la sua espressione era "colloquiale e forse impropria giuridicamente". Poi, incalzato da Luciano Violante, ha ritrattato: "Non diedi l'ordine di sparare, che non mi compete, ma ulteriori indicazioni, condivise, di avere ogni possibile attenzione, con ogni mezzo, perché non succedesse qualcosa di ancora piú grave nella zona rossa". Scajola ha fustigato le "interpretazioni strumentali" delle sue parole, ha definito "intollerabile l'accusa di aver mentito al parlamento". Ma soprattutto ha rilanciato l'idea, questa sí intollerabile, di un collegamento tra il movimento antiliberista e la minaccia terrorista targata Bin Laden.
A sorpresa, a fine audizione, il titolare del Viminale ha citato "due informative di servizi stranieri, datate 13 e 19 luglio", cioè all'immediata vigilia delle torride giornate del 20 e del 21. Nella seconda nota, taciuta come la prima al comitato parlamentare d'indagine e poi al comitato di controllo sui servizi, non si parlava piú di sangue infetto, di attentati a Bush o di attacchi aerei sul palazzo ducale, bensí, ha detto Scajola, "del rischio effettivo di infiltrazioni terroristiche all'interno della manifestazione per tentare di sfondare la zona rossa". Per questo la sera del 20, dopo la morte di Giuliani, diede l'ordine, pardon l'istruzione.
Venerdí scorso, sull'aereo che lo riportava a casa dalla Spagna, Scajola aveva detto: "Durante il G8, la sera del morto, sono stato costretto a dare l'ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa. E presto, forse, qualcuno racconterà quali disposizioni avevano altri" (chi fossero gli "altri", eversori o tutori dell'ordine, non l'ha detto neanche ieri). Poi il ministro ha spiegato che non si trattava di sparare sul movimento ma di fronteggiare i terroristi. "Dopo l'11 settembre hanno capito tutti, Mubarak ci aveva avvertito. A Genova si giocava una partita seria".
Ma l'ambigua frase, mai smentita, sembrava avere un altro significato. La morte di Giuliani e il tentativo di violare la cittadella dei potenti erano palesi riferimenti ai no global, non certo a Bin Laden. Gliel'hanno fatto notare, ieri in senato, tutti i parlamentari d'opposizione intervenuti, sia pure nel pochissimo tempo a disposizione. Come denunciato a gran voce da Gavino Angius, infatti, la maggioranza poteva parlare per 75 minuti e ai gruppi d'opposizione ne restavano solo 25.
Massimo Brutti, che certo non è un estremista, ha letto nelle parole di Scajola un sinistro "avvertimento in vista delle prossime manifestazioni di piazza", nonché una "pericolosa assimilazione tra terrorismo e movimento". Graziella Mascia ha chiesto al ministro di spiegare i diciotto colpi sparati dai carabinieri il 20, cioè prima del presunto ordine, e di chiarire se il giorno seguente, sabato, ne siano stati esplosi altri: per la deputata del Prc la questione è il modello di ordine pubblico che si prefigura. Giannicola Sinisi ha ricordato che "l'ordine di sparare non lo dà il ministro, le regole le stabilisce il codice penale e spetta agli operatori di polizia valutare le situazioni". Violante, infine, ha inchiodato Scajola: "L'ordine l'ha dato o no? E se lo ha dato, con quale legittimazione?". Il ministro a quel punto si è rimangiato la frase, ma solo per rendere il quadro ancor piú torbido.
Scajola afferma di distinguere, bontà sua, tra terroristi e no global. PerÎ, ha detto nella sua relazione di ieri, "migliaia di facinorosi e di violenti, mescolati tra i manifestanti pacifici, potevano essere la copertura ideale per un atto terroristico". Il "jolly" delle "informative" misteriose è uscito solo alla fine, quando nessuno poteva replicare. Certo non ha accusato Vittorio Agnoletto o Luca Casarini di fiancheggiare Bin Laden, perÎ ha individuato la minaccia terrorista all'interno dei cortei che il 20 e il 21 luglio vennero aggrediti con violenza dalle forze dell'ordine. Agnoletto ha detto che "Scajola neanche stavolta ha detto la verità". Ma il ministro, in realtà, ha fatto di peggio.
Misteriöser Tod eines Globalisierungsprotestierenden: Der beste Freund von Carlo Giuliani könnte zu viel Tränengas (CS-Gas) bei einer Demo in Zürich eingeatmet haben:
Morte misteriosa di un no global
Edo Parodi era il migliore amico di Carlo Giuliani. Sotto accusa i lacrimogeni impiegati dalla polizia elvetica
AUGUSTO BOSCHI - GENOVA, 22 Febbraio 2002, il Manifesto
C'è un altro nome in piazza Alimonda accanto a quello di Carlo Giuliani. E' quello di Edoardo Parodi, 22 anni, il miglior amico di Carlo Giuliani morto dopo aver partecipato lo scorso due febbraio alla manifestazione contro il Forum economico mondiale di New York, a Zurigo. Una morte a prima vista inspiegabile che solleva dubbi sulle cause che l'hanno provocata: tra i possibili colpevoli ci sono i lacrimogeni del tipo Cs, che contengono ortoclorobenzalmalononitrile, una sostanza cristallina che si trasforma in gas urticante per la pelle e le mucose e che sono stati usati ampiamente anche durante il G8.
La cronaca dice che durante la manifestazione la polizia elvetica interviene contro chi contesta il Forum; è uno scenario già visto a Goteborg, Nizza, Genova, con le cariche della polizia e le strade invase da fumo acre e spesso dei lacrimogeni. Dopo la giornata di protesta Edo va a Lugano, dove si ferma a dormire a casa di un suo amico, Mattia Vassalli. All'amico confida di sentirsi particolarmente stanco e di non riuscire a respirare bene. Ed è proprio Mattia che lo trova, il mattino dopo, steso nel letto con il cuscino intriso del sangue uscito dal naso e da un orecchio. Per le autorità elvetiche la causa della morte è un probabile aneurisma, viene esclusa l'ipotesi del suicidio e tutto viene rimandato ai risultati dell'autopsia. La notizia arriva anche in Italia, dove si parla subito di morte in circostanze misteriose e di possibile overdose. Un'accusa che provoca le reazioni di Heidi Gaggio, la madre di Carlo Giuliani: "Edo non è morto per un overdose, non si era mai fatto un buco in vita sua". Heidi è convinta che la morte del ragazzo sia stata usata apposta per infangare il nome di Carlo: "Non ho mai protestato per le molte non verità che si sono dette su Carlo, protesto per le non verità che si dicono su Edo".
E infatti l'ipotesi overdose viene poi ufficialmente smentita e gli investigatori, per spiegare la morte di Edo, iniziano a parlare di un non precisato "evento traumatico". Eppure durante la manifestazione del 2 febbraio Edo non si è scontrato con la polizia e sul suo corpo non sono stati trovati segni di percosse né sulla testa né sul corpo.
Ce n'è abbastanza perché la procura di Lugano non si accontenti delle spiegazioni a metà e decida di effettuare altri accertamenti per verificare se i lacrimogeni usati dalla polizia possono essere stati la causa della morte. Accertamenti molto difficili, dal momento che il corpo del ragazzo è già stato cremato. Ma se il legame tra l'uso dei gas Cs e la morte di Edo è ancora tutto da dimostrare, la tossicità di questo tipo di lacrimogeni è nota già da tempo, come conferma il senatore dei Verdi Francesco Martone che all'argomento ha dedicato un'inchiesta pubblicata su Carta: "C'è un rapporto del Centro ricerche scientifiche del Parlamento europeo che conclude che sono possibili effetti dannosi che si manifestano sul medio e lungo periodo. In ogni caso, di casi accertati di persone che hanno subíto danni per l'esposizione al Cs se ne conoscono ancora pochi. "C'è quello di una ragazza che è stata in cura per diversi mesi", spiega Martone, "e ho saputo anche di giornalisti che dopo il G8 hanno avuto dei problemi. Per quello che riguarda Edoardo Parodi la procura di Lugano sta indagando e si parla anche della possibilità che sia stato spruzzato con il Mace, la bomboletta da autodifesa. Ma verificarlo, ora che non è piú possibile nemmeno fare l'autopsia, è molto difficile".
Kurzmeldung über die Razzia bei indymedia in der Frankfurter Rundschau:
http://www.fr-aktuell.de/fr/280/t280005.htm junge Welt:
http://www.jungewelt.de/2002/02-22/006.php taz:
http://www.taz.de/pt/2002/02/22/a0139.nf/text Telepolis:
http://www.heise.de/tp/deutsch/inhalt/on/11894/1.html Und als wäre das alles nicht genug, wurde in Italien diese Woche eine landesweite Razzia gegen "illegale" MigrantInnen durchgeführt:
http://www.nd-online.de/artikel.asp?AID=13122&IDC=2
Indymedia ist eine Veröffentlichungsplattform, auf der jede und jeder selbstverfasste Berichte publizieren kann. Eine Überprüfung der Inhalte und eine redaktionelle Bearbeitung der Beiträge finden nicht statt. Bei Anregungen und Fragen zu diesem Artikel wenden sie sich bitte direkt an die Verfasserin oder den Verfasser.
(Moderationskriterien von Indymedia Deutschland)
(Moderationskriterien von Indymedia Deutschland)
Ergänzungen
ODer die super Demokraten!
mher infos gibt´s in der mittelspalte..
the whole world should watch...
ich bin schockiert und es macht mir angst!
Die Weltöffentlichkeit
Berlusconi und das Gesetz
Interessanten Kommentar gefunden
"Ich finde den Angriff auf Indymedia Italien sicher als kein Zeichen für die politische Entwicklung dort,
aber beim Abmotzen über Berlusconi und das wofür er steht, sollten wir nicht vergessen, dass Stoiber
hier sein bester Freund ist, und sich laut Zitat geehrt fühlt, wenn der zum CSU-Parteitag kommt. Und
ausserdem ist die Repression, Überwachung und Kontrolle in allen Bereichen des Lebens in
Doitschland so perfektioniert, dass hier viel weniger Bewegungsfreiheit herrscht, als z.B. inItalien, auch
unter Berlusconi. Mag das gegenwärtige Regime dort auch etwas willkürlicher und mag die
Polizeibrutalität mehr im Licht der öffentlichen Wahrnehmung stehen, soweit wie in Doitschland ist die
Situation Italien noch lange nicht. Von Vermummungsverbot, Isohaft, Terror gegen Flüchtlinge und
MigrantInnen (Reihenfolge willkürlich) Nazis, die vom Staatsschutz aufbaut werden (Siehe NPD),
Antisemitismus, bis zur Art, wie hier Demos ablaufen ist Doitschland gewissermassen VorreiterIn in
Europa. Dadurch, dass wir uns hier kaum mehr rühren kommen, kommt halt auch weniger
wahrnehmbare Bewegung zustande und das fällt offenbar den meisten nicht mal mehr auf. Das
Wochenende bei der Natotagung in München war ja wohl auch ein gutes Beispiel dafür. Hier kommt
halt in Bezug auf Repressionstechnik die Erfahrung und das Wissen von aus der NS-Zeit, der Stasi
und des Frontstaates in Kalten Krieg zusammen. Dazu eine Volksgemeinschaft,die Ihresgleichen sucht
und bei der einem/einer nur das Gruseln kommen kann, wenn wir die verbindenden Elemente
betrachten, die sie zusammenhalten. (Kriege, Holocaust, Rassismus, Antisemitismus, Patriarchat
gemeinsam begangene Verbrechen und gemeinsames sich als Opfer sehen). Ich bin bestimmt kein
Antideutscher, aber wenn wir uns betrachten was Deutschland in Europa für eine Rolle spielt, sollte
Widerstand gegen die ständige repressive Verschärfung in Europa sich vor allem mal Deutschland
genauer betrachten und auch auf europäischer "Widerstandsebene" nach Interventionsmöglichkeiten
hier suchen. Was natürlich nicht heissen soll, dass wir jetzt Berlusconi in Ruhe lassen sollen. Aber
auch für die Repression gegen die HausbesetzerInnen in Barcelona hat deutschland Modellcharakter."